Roma, 2 set.
(Apcom) – Mediterranea
Holding “è pronta” per
acquisire Tirrenia e “oggi
ha confermato” al
commissario straordinario,
Giancarlo D’Andrea, la sua
offerta da 75 milioni di
euro, presentata lo scorso 9
agosto, con un piano
industriale che non prevede
esuberi e spacchettamenti e
contempla l’apertura di
nuove linee. Lo afferma il
presidente della società,
Salvatore Lauro, in
un’intervista ad Apcom nella
quale annuncia che l’aumento
di capitale fino a 25
milioni deliberato
dall’assemblea martedì
scorso “verrà sottoscritto
dall’assemblea del 10
settembre che sancirà anche
il cambiamento della
compagine azionaria con
l’uscita dell’armatore
Alexander Tomasos e dell’ex
presidente di Confitarma
Nicola Coccia e l’ingresso
di soci industriali, fondi
di investimento che avranno
la maggioranza, lavoratori e
autotrasportatori”. E su
questo progetto, aggiunge,
cercheremo “l’accordo con i
sindacati” che verranno
convocati “nei giorni
immediatamente successivi”
all’incontro delle varie
sigle con il ministro delle
Infrastrutture e dei
trasporti, Altero Matteoli,
in calendario lunedì 6
settembre.
“L’aumento di
capitale – spiega Lauro – è
riservato anche a soci
esterni che acquisiranno
quote detenute dalla Regione
Siciliana che si diluirà
nell’azionariato mantenendo
un ruolo strategico ma non
di gestione con la
sottoscrizione delle sole
azioni di categoria ‘B’.
Tomasos e Coccia verranno
sostituiti da altri soggetti
(autorizzati dagli attuali
soci che hanno un diritto di
prelazione sulle altre quote
ndr): rispettivamente un
armatore e un operatore di
logistica”.
Entrando nel
dettaglio della nuova
composizione della compagine
azionaria, spiega Lauro,
“dopo l’aumento di capitale,
il fondo o i fondi di
private equity avranno il
51%, la Regione circa il
12%, Lauro intorno al 15%,
il nuovo armatore attorno al
5%, Isolemar attorno al 6%,
Busi-Ferruzzi intorno al 3%.
Più una quota riservata a
nuovi soci,
autotrasportatori e
lavoratori della compagnia”.
Agli autotrasportatori,
annuncia, “verrà riservata
una quota. Tirrenia non si
comporterà come in passato
quando, a volte, ha
privilegiato i turisti a
scapito dei trasportatori ma
deve organizzarsi in modo da
rispondere alle esigenze di
entrambi. Ecco perché –
sottolinea – il nostro piano
industriale è cambiato.
Quello precedente prevedeva
esclusivamente il
mantenimento delle linee
organizzate secondo lo
schema della convenzione.
Noi vogliamo fare molti più
servizi liberi per adeguarci
alla richiesta del mercato
aprendo nuovi collegamenti
Quanto
all'offerta fatta pervenire
al commissario, Lauro
esprime quindi meraviglia
che "dopo la lettera del 9
agosto ancora non siamo
stati chiamati. I tempi sono
stretti. Noi siamo pronti a
chiudere immediatamente
l'operazione perché siamo
preoccupati che se passa il
30 settembre (data di
scadenza delle convenzioni
ndr) l'Ue non darà più il
suo benestare. Per questo
abbiamo fatto l'aumento di
capitale: i soldi sono
pronti". Il presidente di
Mediterranea si sofferma
sulle convenzioni di
Tirrenia, che gli esperti
ritengono essere gli 'asset
pregiati' della compagnia:
"non sono le sovvenzioni del
2010 quelle importanti.
Quello che per noi è
importante - sottolinea - è
non perdere le sovvenzioni a
8 anni che equivalgono a 72
milioni di euro l'anno per
mantenere i servizi pubblici
di Tirrenia". Lauro
puntualizza che il piano
industriale che è stato
preparato "lo vogliamo
mostrare oltre che al
commissario anche ai
sindacati che intendiamo
incontrare dopo l'incontro
con il ministro Matteoli di
lunedì 6 in modo che
sappiano che c'è una società
pronta a rilevare tutto
senza far perdere un posto
di
lavoro
assumendosi gli obblighi
previsti dalle leggi e dagli
accordi sindacali che
vogliamo sottoscrivere".
Lauro insiste quindi sul
"no" allo spacchettamento di
Siremar da Tirrenia. "Se
questa (Siremar ndr) dovesse
fallire come fa presagire la
situazione, sarebbe un
problema per le piccole e
medie imprese siciliane.
Quindi l'ipotesi dello
spacchettamento anziché
risolvere il problema
sarebbe una soluzione
contraria agli interessi del
Paese". In conclusione,
ribadisce, "noi siamo
pronti. Se vogliono salvare
l'azienda in questo momento
è possibile: ci sono tutte
le condizioni perché il
personale e l'azienda
vengano salvati
salvaguardando un marchio
prestigioso. Se ci sono
altri motivi di ordine
politico o altro tipo che
non conosco allora
chiaramente fallirà. Noi -
conclude - abbiamo fatto
l'offerta, se altri vogliono
farlo, anziché sui giornali
la presentino ufficialmente
così ci sarà una gara aperta
nella massima trasparenza
senza discriminazioni