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Tirrenia, spezzatino dietro l'angolo

Cagliari – Da una parte c’è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che dice che vuole capire quale può essere la soluzione migliore per risolvere i problemi della Tirrenia. Dall’altra il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, che nel corso della trasmissione Radio Anch’io su Radio Uno parla di “ricetta Alitalia” come unica possibilità per salvare l’azienda. Si seguirà insomma il modello della bad company. Dopo il fallimento della gara di vendita per Tirrenia e Siremar insieme, il governo si prepara ad accollarsi i 600 milioni di euro di debiti. La sostanza verrà lasciata ai privati. Matteoli però, almeno così dice, non ne sa nulla, ma telefonerà a Saglia per saperne di più. L’ipotesi “spezzatino” appare a questo molto probabile. Oltre alla capogruppo Tirrenia, ci sono anche la Divisione Adriatica e le società Caremar (Campania Regionale Marittima), Saremar (Sardegna Regionale Marittima), Siremar (Sicilia Regionale Marittima), Toremar (Toscana Regionale Marittima). Contrario allo “spezzatino” sul modello Alitalia è il Pd. Il capogruppo in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta, dice che «l'ipotesi "spezzatino" sul modello Alitalia avanzata da esponenti del Governo sancisce il fallimento definitivo della privatizzazione di Tirrenia, operazione avviata con forti criticità e finita peggio. Crediamo che in momenti delicati come questo, con la spada di Damocle dell'UE che impone di concludere il processo al 30 settembre e le legittime preoccupazioni dei lavoratori dell'azienda, sia opportuna la massima prudenza per evitare caos e disagi ai viaggiatori durante il controesodo. Disagi che sembrano presentarsi come una sorta di incubo per i sardi. Lo sciopero proclamato per il 30 e il 31 agosto dalla Uil Trasporti trova innanzitutto il no del presidente della Giunta regionale Ugo Cappellacci (nella foto a destra), che senza troppi giri di parole ha dichiarato: «Chiediamo l'applicazione delle norme vigenti per i servizi essenziali senza escludere il ricorso alla precettazione del personale della Tirrenia. In un periodo come questo l'interruzione dei collegamenti con la Penisola rappresenterebbe un grave danno all'economia e all'immagine della Sardegna». D’accordo con il Governatore sardo è il deputato del Pdl Mauro Pili, che ha presentato un’interrogazione urgente al ministro Matteoli sullo stato della Tirrenia. «Vietare lo sciopero selvaggio di Tirrenia – chiede Pili – con la precettazione di tutto il personale, negoziare per il 30 e 31 agosto con altre compagnie per affiancare su quelle tratte i collegamenti a rischio, scorporare la società siciliana dalla privatizzazione della compagnia di navigazione. Il disastro del 30 e 31 deve essere bloccato in ogni modo e l'irresponsabilità di alcuni deve essere contrastata con tutti i mezzi possibili. Si faccia subito la formale precettazione e nel contempo si chieda la possibilità che altre compagnie di navigazione possano affiancare la Tirrenia in quelle tratte a rischio sciopero. Non si può – sostiene Pili – consentire che per due giorni topici per il turismo italiano si arrivi a un disastro di tali dimensioni da costituire non solo per il contingente ma anche per il futuro un danno immane per l'Italia e la Sardegna in particolar modo. «Non avendo la Tirrenia nessun legame con la Sardegna, tutti i dipendenti sono siciliani e napoletani, capisco che possa risultare superfluo pensare ai disagi della nostra isola, ma tale atteggiamento – ribadisce Pili (nella foto a sinistra) in una nota stampa pubblicata sul suo sito web - farebbe ripiombare la Sardegna negli anni '70. Tutto ciò è inaccettabile», sottolinea il deputato sardo. «Lo sciopero del 30 e 31 è un'offesa alla Sardegna e ai sardi», aggiunge Pili. «Non è pensabile che qualcuno voglia continuare a lucrare sulla nostra regione pur di continuare a gestire in malo modo una compagnia di navigazione che è stata storicamente incapace di dare risposte positive in termini di continuità territoriale. Il processo di privatizzazione deve andare avanti con serietà senza i soliti furbetti che tentano di scaricare sulla Sardegna oneri che non gli competono. Per esempio è inaccettabile che la Sicilia non abbia voluto assumersi l'onere della Siremar mentre le altre regioni lo hanno fatto per le proprie pertinenti compagnie regionali. La Siremar deve essere slegata dalla privatizzazione della compagnia Tirrenia, per evitare di fare figli e figliastri. Per quale motivo le altre regioni si e la Sicilia no? Bisogna fare chiarezza sulla vicenda e l'intromissione della Regione Sicilia nella partita di compravendita della Tirrenia deve essere affrontata con serietà proprio per evitare il protrarsi del vecchio carrozzone, oltre che per i rischi evidenti di incompatibilità comunitaria. Infine il Pd sardo. «La situazione è preoccupante e non deve certo essere sottovalutata», spiega in una nota il segretario, Silvio Lai (nella foto a destra). «Abbiamo appreso che il governo ha parlato di bad company, ebbene, noi siamo contrari», sottolinea. Sullo sciopero non ci sono margini di trattativa. «Deve essere revocato, e il governo non può fissare il vertice il 6 settembre, se vuole interloquire lo deve fare con un largo anticipo, facendo in modo che lo sciopero venga revocato, altrimenti i danni saranno soprattutto per i sardi che viaggiano perché viene a mancare uno dei diritti fondamentali, quello alla mobilità», conclude Lai.


25-08-2010    http://sardies.org

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