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Dalla Siremar al Petrolchimico di Gela le crisi che mettono a rischio 5 mila posti

 

SUL tavolo del ministero dello Sviluppo economico c'è un faldone con su scritto «crisi aperte in Sicilia». Si tratta di dieci dossier su altrettante aziende in difficoltà che mettono a rischio cinquemila posti di lavoro nell'Isola. Siremar, Fiat, Keller, e poi Newmonics, Sat, Siteco, Cesame, Cantieri Rodriquez, Cantieri navali di Trapani e raffineria di Gela: sono le grandi vertenze che rischiano di esplodere alla ripresa dell'attività, dopo la pausa agostana. In Sicilia si annuncia un autunno a nervi tesi e i sindacati, dai segretari di Cisl e Uil, Maurizio Bernava e Claudio Barone, a Giovanna Marano della Fiom Cgil, puntano già il dito contro il ministero ma anche contro il governo Lombardo reo «di non avere una visione strategica economica della Sicilia, agevolando così la fuga dei grandi gruppi». L'ultima vertenza arrivata sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico (e di quello delle Infrastrutture) riguarda la Siremar. L'azienda di navigazione siciliana, rimasta legata alla Tirrenia, rischia la dichiarazione di insolvenza da un momento all'altro e, dopo lo stop alla privatizzazione, con il ritiro del contratto che stava per firmare la Mediterranea holding partecipata dalla Regione, adesso il rischio è che il commissario straordinario del gruppo metta in vendita le singole tratte gestite dalla Siremar. In questo caso non ci sarebbe alcun obbligo, per i privati interessati alle tratte, di riassunzione di tutto il personale, cioè i 550 marittimi che vi lavorano (senza considerare un indotto che dà lavoro ad altrettanti siciliani). Ieri al porto di Palermo si è tenuta un'assemblea a dir poco animata: «I lavoratori sono preoccupati - dice il segretario generale della Uiltrasporti, Giuseppe Caronia - In gioco c'è il diritto al lavoro e alla vita di centinaia di famiglie, per questo confermiamo lo sciopero indetto per il 30 e 31 agosto». I dossier più vecchi invece sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico riguardano Fiat e Cesame. Per lo stabilimento di Termini Imerese del Lingotto, dove lavorano 1.350 tute blu e altre 400 nell'indotto, al momento non c'è alcuna soluzione, salvo la certezza che dal 2011 la Fiat non produrrà più una sola auto in Sicilia. «Attendiamo la convocazione di un incontro al ministero entro il 15 settembre per discutere delle manifestazioni d'interesse di altre aziende che vogliono rilevare lo stabilimento - dice Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom Cgil di Palermo - Se non arriverà non avremo altra scelta che riprendere la lotta». Sempre nel settore metalmeccanico, ormai sembra essere davvero nero il futuro dei 200 operai della Keller, per i quali è stata avviata la mobilità dopo che la proprietà dell'azienda, che fa capo a una cordata di imprenditori bresciani e al gruppo Busi di Bologna, ha dichiarato di non avere commesse da affidare allo stabilimento di Carini. Sono pronti a riprendere la lotta anche i 409 lavoratori della Newmonics di Catania, che non hanno alcun piano industriale per il prossimo anno: l'azienda satellite della StMicroelectronics (che la multinazionale ha ceduto alla Micron Technology), non ha al momento una missione industriale e da tempo i sindacati lanciano l'allarme: «A rischio sono centinaia di famiglie che si aggiungono alle 164 della Sat che tra poco finiranno la cassa integrazione straordinaria e per loro non c'è alcuna certezza di ripresa dell'attività - dice la segretario regionale della Fiom, Giovanna Marano - Purtroppo da quattro mesi manca un interlocutore al ministero, dopo le dimissioni di Claudio Scajola». Anche le aziende nel comparto energetico sono in difficoltà: la Si. te. co di Priolo che costruisce e ripara pale eoliche ha messo in cassa integrazione i 260 dipendenti, bloccando così anche altri 300 operai che lavorano nell'indotto. «Certoè davvero paradossale che, nonostante il piano energetico varato dalla Regione, tutto sia bloccato a livello amministrativo, con il risultato che non vengono rilasciate più concessioni e nemmeno si dà via libera agli investimenti di Terna e Enel che valgono oltre 1 miliardo di euro - dice il segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava - Purtroppo alla Regione manca una strategia economica per lo sviluppo della Sicilia, il governatore Lombardo pensa solo a fare atti di solidarietà ai lavoratori che perdono il posto e a imbarcarsi in imprese fallimentari, come l'acquisto della Tirrenia e della Siremar». Nel settore energetico in difficoltà è anche la raffineria di Gela, che ha ridotto l'affidamento di lavori all'esterno facendo perdere il lavoro ad almeno 200 persone. «Certo è davvero grave che in questo settore, a fronte di crisi che lasciano gli operai senza lavoro, la Regione blocchi imprese come la Erg che a Priolo investirebbe centinaia di milioni di euro per la costruzione del rigassificatore», dice il segretario della Uil, Claudio Barone. L'elenco delle vertenze finisce con la cantieristica navale, che vede a rischio 300 operai tra la Rodriguez di Messina e i Cantieri di Trapani

24-08-2010   La Repubblica di Palermo 

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