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Saremar, tempi più lunghi per la gara

 

La Saremar vanta un credito di alcuni milioni verso Tirrenia. Soldi che serviranno per il rinnovo delle navi. Nonostante il termine del 30 settembre imposto dall'Europa la privatizzazione di Tirrenia sembra non avere ancora una data certa e così anche la vendita delle società regionali (Saremar, Toremar e Caremar). SARDEGNA La lentezza causata dall'amministrazione controllata della capogruppo, infatti, avrà i suoi effetti anche sulle ex controllate nonostante queste siano state trasferite a titolo gratuito alle Regioni. E si annunciano problemi anche sul lato finanziario. Per conoscere il bando di vendita della Saremar, che collega la Sardegna con La Maddalena e Carloforte, si dovrà aspettare fine mese, quando la Regione assicura che presenterà il bando. Ma l'assessorato riconosce come la chiusura del procedimento non potrà avvenire entro i termini. A questo si aggiunge il credito che la società, come le altre due controllate, vanta nei confronti di Tirrenia, cifra che secondo i più dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro e che dopo l'annullamento della vendita vede allungarsi i termini per la restituzione. L'offerta di Mediterranea Holding, unica società rimasta in gara prima dell'annullamento, prevedeva la copertura anche de debiti extra bancari. «Non consociamo l'entità del debito verso Saremar», aggiunge Sandro Bianco segretario della Cgil sarda. «Ma di sicuro il piano industriale di Saremar prevede che il 70% dell'investimento necessario per il rinnovo della flotta sia finanziato con i crediti vantati da Tirrenia e con nuovi mutui». Il dubbio è quindi che si allunghino i tempi per l'acquisto della nuove navi. Ma i vertici della società sono più cauti e sottolineano come non sia a rischio né la liquidità, né la gestione societaria. «Sono crediti legati alla gestione passata», dice Salvatore Scarpati, amministratore delegato di Saremar. «Inoltre la Regione ha preso accordi con il Governo per il rientro dei fondi, pari ad alcuni milioni di euro. Debito che quindi non influisce sulla gestione corrente». La Cisl sarda, invece, rilancia la necessità di far passare Saremar sotto la gestione Arst. «Le condizioni ci sono tutte», sottolinea il segretario Giovanni Matta. «L'Arst ha le competenze per coordinare tutto il trasporto locale, compreso quello via acqua». Soprattutto la Cisl sottolinea la necessità che lo Stato si faccia carico degli oneri per i trasporti minori e in particolare si batterà affinché «venga riconosciuta la specificità e l'insularità della Sardegna». ULTIMATUM Intanto a livello nazionale i sindacati rinnovano l'invito al Governo ad avviare il tavolo di confronto e convocare un incontro urgente entro il mese. «Speriamo di dover annullare lo sciopero, perché vuol dire che saremo stati convocati», sottolinea il segretario generale della Uil trasporti, Giuseppe Caronia, «altrimenti andremo avanti con il blocco della flotta il 30 agosto per 48 ore». Intanto proseguono le assemblee con i lavoratori in tutte le città d'Italia. Tre i punti fondamentali che dovranno essere discussi con il Governo: «Cercheremo un accordo per scongiurare lo spezzatino, ma vogliamo garanzie anche sui livelli occupazionali e sulle condizioni contrattuali. Se l'ipotetico piano industriale prevedesse esuberi, inoltre, devono essere concessi gli stessi ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia». Per Caronia, inoltre, il mancato rispetto del termine per la privatizzazione non sarà sanzionato dall'Ue. «Quel che importa all'Europa è che l'accesso alle sovvenzioni statali avvenga con il massimo della trasparenza e sia aperto a tutte le compagnie». Ma la procedura d'insolvenza di Tirrenia rischia di aggravare la situazione di Siremar, l'unica controllata rimasta in capo alla compagnia pubblica. Le casse della società, infatti, sarebbero vuote e l'azienda non riuscirebbe a ottenere liquidità dalle banche mentre anche i fornitori starebbero chiudendo i rubinetti. CONFRONTO Anche Fit Cisl e Filt Cgil aspettano un incontro con il Governo ma il 30 agosto non sciopereranno. «Rispetteremo la legge», dice Franco Nasso, segretario generale Filt Cgil, «non dichiareremo certo lo stop mentre la gente torna dalle vacanze». Sulla stessa linea Beniamino Leone della Fit Cisl: «Serve calma per evitare danni. Non vogliamo che a pagare siano i lavoratori e per questo non convocheremo uno sciopero preventivo, lo dichiareremo in caso risposte negative dal Governo». Incontro che i sindacati aspettano entro il mese anche se il commissario straordinario, Giancarlo D'Andrea, ha ben 180 giorni per decidere il destino di Tirrenia, se cioè vendere in blocco o le singole parti, cosa che porterebbe le parti sociali sul piede di guerra. ANNALISA BERNARDINI

 

     20-08-2010   www.unionesarda.it

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