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Il crack di Tirrenia
TRASPORTI. Fallita la privatizzazione e senza soldi in cassa l’ultima grande compagnia statale di navigazione è in stato di insolvenza. I turisti temono per le 48 ore di sciopero di fine agosto, i lavoratori per il loro futuro

Nelle casse della più grande compagnia italiana di navigazione ci sono soltanto 18.506 euro. Tanto che la Tirrenia dopo anni di sprechi non riesce a garantire gli stipendi dei suoi 4.000 dipendenti, il gasolio dei traghetti viene acquistato a credito, i portuali non vengono pagati. In totale la Tirrenia ha debiti per circa 650 milioni di euro. La lista dei creditori è molto lunga con molte banche che hanno fatto ipotecare le navi a garanzia del denaro prestato. A rendere l’estate ancora più infuocata lo sciopero di 48 ore indetto per lunedì 30 e martedì 31 agosto da Federmar-Cisal, Fit-Cisl e Uiltrasporti. Un blocco totale della flotta, in pieno controesodo. Tanto che per scongiurare la paralisi, il governo prova la strada della precettazione dei lavoratori, dopo aver incassato il fallimento della finta privatizzazione della compagnia statale. Con un decreto legge nel settembre 2009, tre delle quattro società regionali di Tirrenia che collegano le isole minori (Caremar, Saremar e Toremar) erano rispettivamente passate a titolo gratuito alle Regioni Campania, Sardegna e Toscana. Sul mercato era stata messa solo Tirrenia e la compagnia siciliana Siremar. L’unica offerta vincolante era però arrivata da una cordata, la Mediterranea Holding, che vedeva come azionista di maggioranza un soggetto pubblico, la Regione Sicilia, forte del 37 per cento delle quote. Poi il 4 agosto, giorno della firma del contratto, senza fornire spiegazioni la cordata si è tirata indietro. Così senza soldi in cassa, piena di debiti e con un futuro incerto, ieri mattina il tribunale di Roma ha dichiarato per Tirrenia e Siremar lo stato di insolvenza ed è iniziata l’amministrazione straordinaria, prevista dalla legge Marzano sulle grandi imprese in crisi. «Ora confidiamo nell’apertura di una nuova fase che non può essere condotta in modo sciagurato e non trasparente come fino ad ora ha fatto il Governo», attacca Franco Nasso, segretario generale della Filt-Cgil, l’unica sigla confederale che al momento non ha aderito allo sciopero, chiedendo un incontro urgente al governo. I sindacati nel frattempo assicurano che «con questa situazione, allo sciopero aderiranno tutti i lavoratori». Motivo per cui migliaia di turisti e residenti che devono viaggiare con Tirrenia temono sia lo sciopero che l’insolvenza del gruppo. Non bastano le rassicurazioni del governo, secondo il quale tutte le tratte verranno mantenute. Meno che mai gli spazi pubblicitari comprati in questi giorni sui quotidiani nazionali dal neo commissario straordinario di Tirrenia, Giancarlo D’Andrea, per comunicare che tutti i collegamenti «verranno effettuati con regolarità". Come promette anche il sito internet della compagnia. Ma nonostante questo migliaia di clienti Tirrenia stanno telefonando alle biglietterie e alle agenzie di viaggi per chiedere informazioni e cercare alternative. Con le associazioni dei consumatori che raccolgono le testimonianze dei disservizi. Telefono Blu è infatti pronto ad inviare un esposto alla magistratura per chiedere i rimborsi. Troppo recenti i fallimenti dei tour operator, dai viaggi del Ventaglio a Totomondo, il cui sito è stato chiuso dalla polizia perché continuava a raccogliere prenotazioni anche dopo il crack, fino all’inglese Goldtrail, che a luglio ha lasciato a casa 16mila passeggeri. Ma Tirrenia non dovrebbe correre questo rischio. Perché alle sue spalle c’è comunque lo Stato e alcune tratte sono esercitate in convenzione per assicurare la continuità territoriale con le isole minori. Semmai come avvenuto per Alitalia, potrebbe avvenire il cosiddetto “spezzatino”. Una divisione per navi e linee, così da vendere quando più possibile. Secca la smentita del ministro dei Trasporti, Altero Matteoli: «Governo e amministratore straordinario non hanno alcuna intenzione di suddividere le attività Tirrenia".
18-08-2010  www.terranews.it

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