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LA VERITA’ SUI COLLEGAMENTI PUGLIESI

Circa la copertura dei collegamenti marittimi in Puglia, risulta assolutamente sorprendente la ottimistica convinzione con la quale si esprime il sig. Domenico Stea, agente generale della Tirrenia, nonostante le conseguenze della dichiarazione dello stato di insolvenza di Tirrenia proclamata il 12 agosto dal tribunale fallimentare di Roma, e quindi l’avvio della procedura straordinaria prevista dalla legge Marzano.

“Non ci saranno ricadute sui collegamenti marittimi Pugliesi”, egli afferma. “Queste navi, se non navi migliori, quasi certamente in bandiera italiana”, bontà sua, ”rimarranno in servizio su queste linee”. La situazione sta procedendo regolarmente, come ci ha tranquillizzato l’agente generale, questa volta, pro domo sua.

Sono i lavoratori marittimi, pugliesi, che tanto tranquilli non si sentono perché non ritengono che la situazione stia procedendo regolarmente se, sorprendentemente, ancor prima del fallimento della gara per l’avvio del processo di privatizzazione della Tirrenia e dell’intero Gruppo, si è prefigurato una condizione di sofferenza occupazionale.

Infatti, nella riunione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti col Ministro Matteoli, lo scorso 22 giugno, l’azienda ufficialmente dichiarava la sussistenza di un Piano Industriale, sconosciuto al sindacato.

Piano Industriale che denunciava, prima del termine di scadenza delle offerte vincolanti,il 28 giugno, una esuberanza di 211 lavoratori, di cui 136 marittimi per effetto, specialmente, del taglio di parte dell’attività del collegamento della linea Bari – Durazzo, col ritiro, appunto dalla linea di una nave, l’Aurelia.

Operazione su una attività, certamente di quelle non configurabile all’interno degli obblighi del servizio pubblico dovuto, ma certamente su una tratta delle cosiddette rotte che guadagnano.

Operazione, comunque, che veniva motivata dalla insufficienza dei finanziamenti statali previsti  dalla legge 166/09 per la nuova convenzione a copertura della attività per i successivi 8 anni.

Una insussistenza di 15 milioni annui di euro rispetto ai 73 milioni annui programmati appunto dalla nuova convenzione.

Allo stato attuale delle cose, quale che siano gli effetti della legge Marzano per la procedura dello stato di insolvenza della Tirrenia, si nutrono serie dubbi, preoccupazioni concrete,  sul proseguo di quello che rimane dell’attività della linea Bari – Durazzo, ai fini della occupazione nazionale.

Dubbi e preoccupazioni, anche se confermata, l’attività, con la sola nave ora in esercizio, la Flaminia,  in bandiera italiana, specialmente  sugli impatti occupazionali che ne derivano, in Puglia.

Circa il collegamento con le isole Tremiti, questo sì  configurabile all’interno degli obblighi del servizio pubblico dovuto, la situazione è ancora più confusa.

L’agente generale di Tirrenia asserisce che la Regione Puglia si farà carico di avviare tutte le procedure per garantire il collegamento. Come, ancora non si capisce, comunque anche questa volta, pro domo sua.

Per questo i marittimi nutrono seri dubbi. Anche perchè la Regione  ha dimostrato scarso  interesse, finora, sulla  privatizzazione Tirrenia, nonostante i finanziamenti per la previsione  legislativa di 12 anni  della convezione.

Infatti, nei precedenti incontri sulla materia, nelle riunioni convocate al tavolo del Ministero col sindacato, se ne cita una: quella del 21/5/09, indirizzata all’On. Nichi Vendola, la stessa Regione ha brillato per la propria assenza.

Ma quello che è ancora più preoccupante in questa vicenda, è il motivo per cui, al collegamento delle isole Tremiti, non è stato applicato quanto previsto dall’art. 19 ter, comma 1(trasferimento a titolo gratuito), e comma 3(trasferimento di ramo di azienda) della legge 166/09. La stessa che prevede il finanziamento per 12 anni.

Quindi, non è stato attuato il trasferimento a titolo gratuito da Tirrenia alla Puglia, del ramo d’azienda per l’attività di collegamento con le isole Tremiti, cosi come operato per la Campania e Lazio per il collegamento delle isole Pontine.

Detto questo, nel frattempo che si sciolgono i nodi circa la procedura di insolvenza prevista dalla legge Marzano, qualcuno dovrà garantire a tutti i lavoratori della Tirrenia regolari stipendi, considerata la accertata inconsistenza della liquidità dell’azienda di 18.505,00 euro. Non bastano, quindi, le dichiarazioni rassicuranti che si sprecano da ogni parte e che hanno il solo scopo di farci abbassare la guardia.

 L’operazione di una smobilitazione generale della flotta pubblica attraverso l’infausto “spezzatino” è in atto. La Uiltrasporti ha risposto con la mobilitazione di tutti i lavoratori con la dichiarazione dello sciopero nei giorni 30-31/8. Il Governo, piuttosto che confidare sul potere dissuasivo del regime sanzionatorio, di una legge, quella sui sevizi essenziali, non equilibrata circa le responsabilità soggettive di ciascuna parte per i danni all’utenza, ci smentisca coi fatti, incominciando col convocare il sindacato a Palazzo Chigi per  sottoscrivere l’impegno a garantire occupazione, livelli reddittuali e qualsiasi altra soluzione di sostegno al reddito per tutta la durata delle convenzioni

 

                                      Il Dipartimento Regionale UILTrasporti

 

                                                   Ignazio De Gennaro

                   

 16-08-2010

 

 

 

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