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La Tirrenia fallisce per gli sprechi e gli unici che pagano sono i lavoratori.

 

Il fallimento della Tirrenia é paradigmatico del fallimento di tutta la politica industriale del nostro governo.
Dopo aver distrutto i diritti del lavoro sanciti costituzionalmente, avallando le scelte antisindacali di Pomigliano, l’esecutivo persiste nel suo atteggiamento gravissimo rifiutando ogni confronto serio con il sindacato dei marittimi. Per questo l’Italia dei Valori ha sostenuto con forza le legittime rivendicazioni e mobilitazioni dei lavoratori Tirrenia, in difesa del diritto più bistrattato da questo governo: il diritto al lavoro. Mentre da una parte i lavoratori mettono in atto iniziative dimostrative nel rispetto della legge e del proprio contratto, nonché dell’utenza, dall’altra i comportamenti del Governo e del commissario, sono in palese violazione della stessa legge che regolamenta gli scioperi. Non sono state rispettate, infatti, le procedure di confronto e non è stato convocato il tavolo di crisi
Nel disinteresse delle istituzioni si è così lasciato morire un’azienda, che ha procurato profitto solo ai dirigenti, inamovibili da decenni, e ha ridotto sul lastrico la salute finanziaria della società e il futuro dei lavoratori. Con una privatizzazione fallimentare, attuata attraverso la parcellizzazione delle varie compagnie regionali, l’effetto sarà una tragedia sul piano sociale, la cessazione della continuità territoriale verso le rotte meno redditizie e l’aumento esponenziale delle tariffe. L’Italia si scoprirà ancora una volta più divisa, più povera, più antisolidale. Il governo non sembra avere interesse, o forse non ha la capacità, di gestire in maniera controllata ed efficiente, la transizione verso una privatizzazione equa e rispettosa dei diritti degli utenti e dei lavoratori. Dopo Alitalia, questo della Tirrenia è l’ennesimo cannibalismo dell’esecutivo Berlusconi, pronto a dare in pasto agli amici imprenditori le imprese nazionali anche quando ciò avviene a discapito dei lavoratori.
Come segretario per il Lazio dell’Italia dei Valori ho aderito pertanto alla manifestazione indetta dai lavoratori Tirrenia nel porto di Civitavecchia. In 200, da vari equipaggi, sono scesi dalle navi ed hanno urlato la rabbia di venire abbandonati e “spezzettati” insieme alla società, mentre un’Italia, impoverita e disinformata, prendeva i traghetti diretta verso le proprie ferie.
Sulla banchina ho chiamato il Ministro Matteoli ma, purtroppo senza sorpresa, non ha risposto alla chiamata. D’altra parte il silenzio e l’inadempienza del governo hanno caratterizzato tutta la vicenda Tirrenia.
Siamo con il lavoratori ed è ora che il governo, invece di pensare a soluzioni “balneari” per garantire la propria sopravvivenza, pensi a soluzioni “marittime” per garantire quella di diecimila famiglie. Palazzo Chigi è avvertito: se entro il 30 agosto il governo non sbloccherà la questione, con un piano industriale serio di rilancio, ogni porto d’Italia sarà bloccato dai dipendenti Tirrenia. I quali, sin da oggi, hanno iniziato uno sciopero bianco: garantiranno il servizio agli utenti della navi ma allo stesso tempo informeranno, tramite volantini e altri mezzi di comunicazione, tutti i passeggeri delle ruberie dei dirigenti, che hanno portato un’azienda florida al collasso finanziario e che hanno sfruttato i lavoratori tenendoli con contratti precari da 20 anni. L’Italia non può tornare ai tempi delle “galere”, come in “Ben-Hur” con gli operatori del mare ridotti a schiavi.
L’Italia dei Valori é e sarà a fianco di chi ancora crede che si debba, che si possa, essere liberi dal lavoro, liberi con il lavoro.

 

Stefano Pedica

 

16-08-2010   www.lagone.it

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