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Gli invisibili del Genova-Olbia «Imbarcati per 27 euro al giorno» 

 

«Non ci fidiamo più del sindacato, i blocchi scatteranno prima"

GENOVA-OLBIA - «Noi marittimi siamo quasi tutti torresi. Quando sei di Torre del Greco hai tre possibilità: partire con la Tirrenia, fare il corallaro o preparare le valigie e diventare emigrante». Sasà, magro come un chiodo con la pelle bruciata da marinaio, è alla terza generazione: «Mio nonno lavorava per i Florio, mio padre per la Tirrenia e io, eccomi qui, imbarcato da 35 anni». Sono gli "invisibili" dei traghetti del crac, del «Carrozzone» come lo chiamano loro stessi: torresi, senza lo Statuto dei lavoratori («a noi marittimi non si applica...»), blogger e vagamente keynesiani. «Il privato va bene. Ma un pezzetto di Stato ci vuole, altrimenti chi collegherà Linosa alla Sicilia nei giorni in cui non conviene? E poi quando non ci saremo più noi della Tirrenia vedrete come saliranno le tariffe. Succederà come è già capitato per l'Alitalia. La solida ma attempata nave Domiziana è salpata alle 17:30 di mercoledì dal porto di Genova, stretta tra la Drea della Moby e l'Excellent di Gnv: è il libero mercato che stritola l'ex ammortizzatore sociale di mare. Nessuno lo dice ma in mare aperto sembra di partecipare a uno degli ultimi viaggi del traghetto costruito nel 1980: 72 persone di equipaggio (circa 50 torresi) per soli 500 passeggeri. Tutti sperano in una qualche soluzione. Ma certo le navi a fianco in questi giorni salpano piene. È la sindrome Alitalia, come quando nessuno comprava più biglietti aerei sulla ex compagnia di bandiera per l'eccessiva incertezza. Danni che si sommano a danni. E la spirale si fa più vorticosa. La voce a bordo è che questa nave, una delle più vecchie della flotta della Fintecna, sia stata già venduta ai turchi. Non cambia molto: da ieri il commissario straordinario D'Andrea deve iniziare a cercare dei compratori per i 44 traghetti della società finita in liquidazione. Le cose, comunque, non potrebbero più andare avanti così. La parabola della Tirrenia sembra imprigionata come in una pièce teatrale nel rituale dell'ammainabandiera che viene eseguito silenziosamente 10 minuti dopo aver lasciato il porto. Il perfetto orario. Se non fosse che il tricolore con il simbolo della Marina Mercantile finisce per terra tra la salsedine e un po' di ruggine. Qui Pantalone non può fare molto altro. Per ora c'è lo sciopero del 30 e del 31 agosto. Ma «si scatenerà l'inferno molto prima» racconta, con grande cortesia, un ufficiale di bordo ad alcuni passeggeri. «Su molte tratte i giochi sono già finiti alla fine di agosto. Credo che succederà qualcosa prima. Dovremo chiedere aiuto e pazienza ai sardi: la Tirrenia ha fatto molto per la Sardegna, no?». Lo stop di 48 ore è stato dichiarato dalla UilT di Caronia, ex comandante Tirrenia, da sempre interlocutore privilegiato dell'ex regnante Pecorini. Ma quella storica liaison sembra essersi sfilacciata. «Qui non sono in molti ad essere della Uil» racconta Sasà. C'è molta Cgil e Cisl, Caronia è da tempo che fa il politico, non ci fidiamo più di lui». Di certo i 2.200 dipendenti Tirrenia non saranno voti che andranno a Berlusconi se si tornerà alle urne. E non solo perché la fallita privatizzazione viene vista come uno sgarbo della Fintecna - leggasi il Tesoro - dai dipendenti Tirrenia a cui la Mediterranea Holding, con il suo pezzetto di Stato, piaceva. È una storia più vecchia. «Contro Tremonti ce l'abbiamo tutti da quando la vecchia Cassa Marittima, diventata Ipsema, è stata accorpata all'Inail. Peccato che l'Ipsema non solo non fosse un ente inutile ma aveva anche 209 milioni in cassa. E adesso?». Per i marittimi era il punto di riferimento per la previdenza. «Tutti dicono che guadagniamo ma lo sapete quanto? Un piccolo di cabina - come vengono chiamate le persone che devono seguire le cabine nonostante ci siano anche cinquantenni tra loro - 27 euro. I sottoufficiali 47 euro al giorno di paga base, fatevi i conti. Certo arriviamo anche a 3.000 al mese con gli straordinari ma quelli quando si sta a terra non ci sono e bisogna fare la media. Inoltre quando si scende dopo 50 giorni consecutivi a bordo inizia a ridursi lo stipendio, una volta usate le ferie e recuperati i sabati e le domeniche. È come se ci fosse una cassa integrazione silenziosa" La vita a bordo non sembra certo rosea. «La legge 271 dice che tra un turno e l'altro ci devono essere almeno 6 ore di riposo - racconta un ufficiale - ma qui chi riesce mai a farli? È impossibile». In effetti - questo lo riconoscono anche gli armatori privati - le navi Tirrenia viaggiano con poco personale di bordo. All'arrivo a Olbia, alle 7 del mattino, il traghetto accanto, stessa capienza, aveva un personale di bordo di 115 persone. Ma era privato. «Lo capiamo che dovrà essere ridimensionata anche la Tirrenia. C'erano anni in cui si scioperava per avere il panino con il prosciutto e il formaggio come gli ufficiali. Era esagerato. Ma che adesso si taglino prima i rami secchi: a Napoli per gestire 600 persone marittime ci sono 300 persone a terra e 21 dirigenti. Un po' troppi no?». Vecchia ruggine tra torresi e napoletani. Il crac, probabilmente, si porterà a fondo anche questa.

13-08-2010  www.corriere.it

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