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Gianni Manunta, il direttore della sede di Olbia della Tirrenia:  Tirrenia è l’unica che viaggia tutto l’anno in tutte le condizioni meteo.

Da diligenze dei mari a veloci bus tra le onde, dalle posate d’argento al biglietto low cost scaricato da internet. Un’evoluzione lunga 30 anni. La storia della navigazione in Sardegna è legata in modo indissolubile alla Tirrenia. La compagnia di Stato, che da sempre traghetta i sardi verso la penisola. Il continente lontano come la luna. Perché in passato l’Italia bisognava guadagnarsela. Viaggi come imprese tra puzza di gasolio su navi lise da troppi chilometri. Traghetti non troppo amati dai sardi, a cui il cantautore Piero Marras aveva dedicato con ruvida sincerità la canzone “Caro Caronte”, non proprio uno spot alla compagnia di navigazione. Basta il motore inchiodato della Clodia nel cuore dell’estate per far riscoprire l’isolamento di una terra ostaggio del suo mare. Per far gridare ai turisti che sperimentano la dipendenza da Tirrenia al disservizio di Stato. Per far ricordare che la continuità galleggia su imbarcazioni consumate dagli anni. Dal 1974 il volto della Tirrenia in città è Gianni Manunta, il direttore della compagnia. Con coraggio anche nel giorno nero delle navi bianche è sceso tra i passeggeri incattiviti da 23 ore di disservizi della sua compagnia e ha cercato di sedare clienti poco soddisfatti. «Cose simili possono succedere quando ogni giorno partono decine di navi - dice -. Può anche accadere che qualcuna tra le più datate abbia difficoltà. Come una macchina che abbia qualche anno alle spalle. Mi pare del tutto nella norma. Comprendo il disagio dei passeggeri, ma da parte nostra c’è stato il massimo impegno». Lui ha vissuto da protagonista il boom dell’Isola Bianca e la trasformazione del traghetto da carrozza per élite a mezzo di trasporto di massa. «Quando sono arrivato c’erano solo due navi della Tirrenia - racconta -, la Città di Nuoro e la Città di Napoli. Trasportavano qualche centinaio di passeggeri e 50 macchine. Le auto venivano imbragate e tirate su con una gru. In prima classe nel ristorante c’erano le posate d’argento. I traghetti facevano un viaggio al giorno. Nelle settimane più calde salivano a due corse, alle 11 e alle 23. Con la Tirrenia arrivavano in Sardegna anche principi, politici, attori. L’aereo non veniva considerato un mezzo affidabile. Oggi tutto è cambiato. Ora attraccano 15 navi al giorno, arrivano 30mila passeggeri e 10mila auto. I traghetti somigliano ora ad autobus del mare che vanno avanti e indietro senza sosta». Così capita che la Clodia, da 20 anni sulla breccia dell’onda, tossisca, rantoli, si spenga. E a terra restino 2mila passeggeri. «Può succedere, anche se io non faccio l’amarcord - continua Manunta -. Il servizio nella Tirrenia è migliorato tantissimo. Merito anche dell’apertura del mercato ai privati. La competizione ha fatto crescere la nostra compagnia. Le navi da Civitavecchia a Olbia fanno 3 viaggi al giorno. In queste settimane sono stracariche. Ora il traghetto è un mezzo di trasporto di massa. Un posto ponte costa 16 euro, il prezzo di una pizza. La nave è un autobus dei mari, il mezzo più economico per arrivare in Sardegna. Troppo spesso quando si critica in modo feroce la compagnia ci si dimentica che la Tirrenia è l’unica che viaggia tutto l’anno in tutte le condizioni meteo. Copre tratte la cui redditività è inesistente. Mantenere per tutto l’anno la Civitavecchia-Arbatax non è remunerativo. Lo si fa solo perché noi siamo il servizio pubblico. Ricordo che un ministro della allora Marina Mercantile riuscì con coraggio a istituire una linea Civitavecchia-Sant’Antioco. Il traghetto fece solo il viaggio inaugurale, vicino alla meta si arenò sulle alghe». Il futuro della compagnia sembra legato alla sua privatizzazione. «Aspettiamo di vedere cosa accadrà - dice Manunta -. Anche per l’Alitalia ci fu un percorso accidentato. Sono sereno. Non cancello i tanti anni fatti di servizio pubblico che hanno spezzato l’isolamento di un’isola.

09-08-2010 "La nuova sardegna"


 

 

 

 

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