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Tirrenia, si fa strada l'ipotesi di cordate straniere

 

Le vicende connesse alla vendita di “Tirrenia Navigazione”, soprattutto dopo il fallimento della gara che ne avrebbe dovuto assicurare il passaggio a “Mediterannea Holding”, sono tutt'altro che concluse.

Adesso, stando ad alcuni esperti, si apre la pista dell'intervento di cordate straniere. La nuova strategia delineata all'indomani della traumatica rottura, infatti, dovrebbe imperniarsi su un vero sdoppiamento: con la nascita di una sorta di “bad company” cheassorbirà l'intera massa debitoria, per un totale di circa 600 milioni di euro, separata dalla società destinata a raggruppare tutti gli asset virtuosi. Proprio su quest'ultima, stando anche a fonti sindacali, potrebbe scatenarsi una nuova asta, favorita dagli ingenti contributi statali già garantiti dal decreto appena approvato dal governo. A ritornare in gioco, anzitutto, potrebbe essere il fondo di private equity britannico “Cinven”, già in gara contro “Mediterranea Holding”. Ma quest'entità potrebbe non essere l'unica interessata alla presentazione di nuove offerte. Si affacciano, infatti, altri protagonisti. L'ammissione arriva da Nicola Coccia, tra gli azionisti di “Mediterranea Holding”, “fin da quando ero presidente di Confitarma – spiega - avevo sempre chiesto che per Tirrenia potesse prospettarsi un futuro italiano attraverso l'acquisto da parte di una cordata, così ho fatto con Mediterranea Holding e così mi auguro possa avvenire anche in futuro, ma avverto il pericolo straniero, dalla Grecia e dal Nord Europa. La nuova strategia dovrebbe, inoltre, produrre la divisione fra le sorti di Tirrenia e quelle della controllata Siremar: si tenterà, infatti, di cedere quest'ultima alla regione Sicilia, insieme alle sovvenzioni, stimate intorno ai 700 milioni di euro, già finanziate per un periodo di dodici anni. Anche alcuni protagonisti del mercato nazionale, comunque, avrebbero intenzione di inserirsi, l'identikit conduce verso la “Moby” di Vincenzo Onorato, e, più defilati, di “Grandi Navi Veloci” e “Grimaldi". L'interessamento di questi gruppi nazionali sarebbe, però, slegato dall'acquisto di “Siremar”, ritenuta poco appetibile, concentrandosi esclusivamente sulla società madre “Tirrenia"

Roma 08-08-2010


 

 

 

 

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