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Bye bye Tirrenia, domani la privatizzazione dei traghetti di Stato

Esuberi in vista, sede trasferita da Napoli a Palermo: i sindacati sul piede di guerra.

Addio traghetti di Stato. Ancora poche ore e si allunga la lista delle ex partecipazioni statali entrate nella galassia delle privatizzazioni. Manca solo la firma, attesa per domani mattina, poi la Tirrenia, la più grande compagnia di navigazione del Paese controllata finora al 100% da Fintec - a sua volta interamente posseduta dal ministero dell’Economia -, insieme alla Siremar passerà sotto il controllo della Mediterranea Holding, una società privata controllata per il 37% dalla Regione Sicilia.

Venduta per 25 milioni di euro

La gara di appalto si era chiusa il 26 luglio scorso con il via libera del ministero delle Infrastrutture all’offerta della cordata rilevatrice che aveva alzato da 10 a 25 milioni di euro la sua proposta di acquisto, più l’assunzione del debito della Tirrenia, che ammonta a 520 milioni di euro. Dal canto suo lo Stato assicura finanziamenti per 1,3 miliardi di euro nei prossimi otto anni.

La Uil: “Una vendita senza gara”

“Credo che mai come in questa occasione il termine ‘gara’ sia stato usato così impropriamente. In realtà non c'è stata alcuna competizione se non quella della new-co con se stessa e all'interno di essa” è il commento del segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, il quale contesta la messa in vendita congiunta delle due società, contrariamente a quanto indicato dalle organizzazioni sindacali.

La Regione Sicilia ha il 37%

La stoccata sulle modalità della compravendita assume una rilevanza politica, suscitata dall’ingresso di Raffaele Lombardo nell’acquisto di Tirrenia. “Partecipiamo, con trasparenza, a una cordata, la Mediterranea Holding di cui possediamo il 37%. Non abbiamo la maggioranza e parlare di regionalizzazione è da cretini o disinformati, sempre che non ci sia malafede” è la considerazione lanciata dal suo blog dal governatore siciliano, il quale assicura che “la Regione non avrà funzione manageriale così come non pensiamo a un nostro esponente che faccia l’armatore”. Insomma, la Sicilia non guadagna e non perde nulla perché il rischio d’impresa rimane sulle spalle dei privati.

La sede verrà trasferita a Palermo.

Eppure il passaggio a Mediterranea Holding determinerà alcuni cambiamenti sostanziali, tra cui l’annunciato trasferimento della Tirrenia da Napoli a Palermo, come preteso da Raffaele Lombardo, che vede in quest’operazione il rilancio per l’isola attraverso le cosiddette “autostrade del mare”, con collegamenti con Pantelleria e Favignana, ma anche con Tunisi, Tripoli, Il Cairo, Casablanca, Barcellona, Marsiglia, Genova e Venezia.

Esuberi in vista.

Trasferimento mal digerito dai lavoratori amministrativi a Napoli da oltre cinquant’anni, senza contare che la privatizzazione della Tirrenia potrebbe determinare, secondo quanto dichiarato dalla nuova proprietà, alcune centinaia di esuberi tra personale di bordo e quella di terra. Ed è su questo punto che si alza l’allarme dei sindacati, tanto che il segretario generale della Filt Cgil Franco Nasso ha fatto già espresso pieno disaccordo al piano di Mediterranea Holding, almeno se rimarrà quello descritto dal governo.

La Uil: “Ci sono degli impegni"

Dello stesso tenore la posizione della Uil. “Ciò che invece non è affatto inutile ricordare – ha aggiunto Caronia - sono gli impegni assunti dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, circa il mantenimento dei livelli occupazionali e delle condizioni contrattuali dei lavoratori”. Impegni fatti propri a sua volta dal socio pubblico di riferimento della new-co, Raffaele Lombardo, e messi in discussione però dai soci privati che continuano a parlare di esuberi.

Sindacati sul piede di guerra

Quante siano le eccedenze al momento non è ancora dato sapere, ed è per questo che i sindacati sollecitano al più presto un tavolo di confronto con il governo e con i nuovi proprietari di Tirrenia e Siremar. Il rischio è che si presenti una situazione simile ad Alitalia: si svende un’azienda pubblica e dopo si penalizza il costo del lavoro e l’occupazione. Il timore dei sindacati è che venga scritta un’altra brutta pagina di mal governo in questo Paese.

Un agosto pieno di incontri

Per questo, prosegue Caronia: “Sarà un agosto di intenso lavoro: incontreremo il governo, così come lo stesso si è impegnato a fare, per iniziare il necessario confronto. Incontreremo anche, sperando che le due evenienze non si accavallino, l'amministratore unico di Tirrenia e Siremar, in carica da circa un mese, Giancarlo D'Andrea, il quale vorrà di certo, oltre che far finalmente conoscenza, illustrarci in che modo intende affrontare e risolvere alcune delicate ed urgenti problematiche del personale navigante che rischiano di esplodere e di mettere fortemente in discussione le finalità stesse per le quali egli, come affermato dal decreto n. 103/2010, sembrerebbe essere stato nominato"

 

03-08-2010   www.ilsalvagente.it

 

 

 

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