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Cagliari, uno scalo in ostaggio della Tirrenia

Autorità portuale e industriali attaccano la compagnia: "E' un fattore che determina la crisi". Operatori e passeggeri preferiscono fare 280 chilometri sulla "131" per arrivare a Olbia piuttosto che partire dal capoluogo.

CAGLIARI. Navi obsolete, sporche, insicure e anacronistiche: il giudizio non arriva da un passeggero infuriato sceso da un traghetto Tirrenia con le solite molte ore di ritardo, ma è contenuto in un rapporto dell'autorità portuale sulla crisi dello scalo nel settore passeggeri/merci. Passeggeri e operatori economici preferiscono fare 280 chilometri di una strada come la Carlo Felice piuttosto che imbarcarsi a Cagliari su una nave Tirrenia. Ancor più grave se si osserva che la maggior parte delle merci in partenza dall'isola provengono proprio dal sud Sardegna: il 47 per cento di quel che si produce e si sposta dalla Sardegna avrebbe in Cagliari il suo porto naturale. Nell'analisi è stato messo a fuoco un aspetto: la Tirrenia perde clienti ovunque in Sardegna, non solo a Cagliari che ha le rotte più lunghe per la Penisola, ma anche a Porto Torres dove ha perduto oltre il 41 per cento della domanda. Nell'analisi si conferma che la compagnia sovvenzionata dallo Stato toglie ogni possibilità di crescita al porto di Cagliari: «... Nei collegamenti da Cagliari, che al contrario dei porti del nord sono più lunghi e con consumi molto più consistenti, Tirrenia ha conservato una sorta di monopolio, a causa del rischio maggiore per compagnie concorrenti nel dover esercire servizi dai costi fissi elevati (carburanti, lubrificanti e di personale) e perdipiù con un competitore sovvenzionato dallo Stato che si è visto ripianare negli anni il crescente disavanzo di esercizio... i vettori privati che operano nel Nord, nonostante il traffico potenziale di Cagliari, non hanno alcun interesse verso questo scalo". Così succede che la «domanda passeggeri e merci generata nel sud attraversa la regione per trovare imbarco a Olbia e a Porto Torres. Giornalmente crica 800-1000 veicoli adibiti al trasporto merci impegnano la rete stradale da nord a sud e viceversa. Tale traffico è pari a 6/7 navi al giorno». Gli imprenditori dei trasporti nel Nord «considerano totalmente fisiologica la continua erosione di traffico pronti a intercettarlo sui propri servizi a Nord". Dunque il porto di Cagliari deve rassegnarsi a languire? No se si guarda a quel che l'Europa chiede al sistema del trasporto merci internazionale: minore inquinamento. Quindi meglio qualche ora di navigazione in più sul mare che poche ore di camion e tir sulle strade. E' chiaro che fino a quando lo Stato ripianerà interamente i disavanzi della Tirrenia monopolista del traffico su Cagliari, nessun privato si affaccerà in un porto dove è destinato a perdere perché i maggiori costi di navigazione causa la lunghezza delle tratte ci sono. Le soluzioni esistono, il punto è cosa deve fare la Sardegna per ottenere trasporti efficaci ed efficienti anche in partenza e in arrivo nel Sud. «In base alle norme costituzionali lo Stato non può avviare alcun nuovo contratto senza cointeressare la Regione...». Tra le varie mosse (alcune le ha già fatte), la Regione si può giocare una carta: quella dei servizi, che è «una sorta di capitolato tecnico di gara che contiene norme di salvaguardia della domanda, in particolare passeggeri». La gara definirà tariffe e regime di aiuti, ma tutto deve ruotare sulla qualità offerta agli utenti, finalmente «clienti".


 

17-10-2010   www.lanuovasardegna.it

  

 

   

   

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