MARITTIMI
GNV- SNAV AFRICA E MERCI IL PIANO DI APONTE.
Solo un anno fa, Gian Luigi Aponte bocciava Genova
senz’appello: «Non parlatemene più». Provato dal trovarsi
invischiato - come molti altri imprenditori, del resto - nella
palude dell’inchiesta Multipurpose, probabilmente seccato da un
certo numero di grane in sospeso con il vecchio porto, a marzo
l’armatore numero due al mondo era sbottato. Per molti, quella
dichiarazione sembrò una sentenza. Ma
il business è business. E con la maxi-operazione di lunedì, che ha
portato all’acquisizione del 50% di Grandi Navi Veloci, Aponte è
entrato nel cuore della compagnia più importante della città. E in
un mondo per lui piuttosto nuovo, quello dei traghetti. Dove
evidentemente l’armatore deve aver fiutato qualche affare
interessante. Tanto che qualcuno a Genova giura che in fondo la gara
per Tirrenia sia solo una delle questioni in campo. C’è altro: i
collegamenti via traghetto con il Nord Africa, nei quali Gnv è stata
pioniera. I dettagli dell’operazione: attraverso una
ricapitalizzazione da 130 milioni Aponte, attraverso la società
Marinvest, prende il 50% di Gnv. L’aumento, sulla base delle
informazioni raccolte da Radiocor,
avviene con il conferimento delle tre navi Snav dell’armatore
svizzero-sorrentino, per un valore di 95 milioni di euro. Sul
piatto, Aponte aggiunge cash altri 30-40 milioni. Una boccata
d’ossigeno per Gnv, la cui posizione scende da 450 a 350 milioni.
Per effetto della ricapitalizzazione, si diluiscono le quote degli
altri partner: la società di Dario Cossutta (figlio dell’ex politico
comunista Armando) Investitori Associati scende da 67 a circa il
33%. Le quote degli altri azionisti (i più importanti: i fondi Idea
e Charme di Luca Cordero di Montezemolo), si ritrovano con le quote
dimezzate. La nuova società si dovrebbe chiamare Gnv-Snav. Secondo
fonti genovesi, Aponte sarebbe molto interessato al discorso merci:
i traffici con l’Africa continuano a crescere. Flussi di passeggeri,
ma soprattutto di merce. Il porto di Genova, ha avviato i progetti
legati al nuovo porto d’Africa di Voltri, ha avviato contatti con
Marocco e Tunisia, sta lavorando in sottotraccia anche per una
piattaforma dedicata agli operatori genovesi a Tangeri (dove Msc
opera con le sue portacontainer, e dove arrivano i traghetti di Gnv).
Senza contare che il porto si polarizza intorno all’asse Gnv-Msc sul
fronte passeggeri - e in Stazioni Marittime, dove entrambe le
società sono intenzionate a rilevare le quote dell’Authority. Sulla
gara per Tirrenia, Roberto Martinoli, amministratore delegato di Gnv,
sottolinea che è ancora tutto in sospeso, «perché di fatto, i
dettagli saranno formalizzati nei primi giorni di novembre. Per il
momento ci è stata chiesta una manifestazione d’interesse. E noi
l’abbiamo data»
L'INTERVISTA
Lo descrivono come un uomo infaticabile, capace di
vedere dove altri non vedono, di intuire le direzioni del mercato,
di riorganizzare velocemente linee, di accorpare servizi, di
sostituire le navi più grandi con quelle di minori dimensioni a
seconda di come vanno i mercati. Un uomo che non si diverte se non
lavorando, che risponde tranquillamente al telefono il sabato
pomeriggio quando in ufficio non c’è nessuno, o alle otto e mezza di
sera e, dopo una delle sue giornate ricche di impegni, riunioni,
decisioni da prendere, afferma disinvoltamente di non essere stanco,
di avere ancora in serbo tanta vitalità. A Gianluigi Aponte
riconoscono una intelligenza fuori dal comune. Ha l’intuito per
l’affare. Conosce il mondo dello shipping come pochi. Tiene d’occhio
mercati e noli 24 ore su 24. Volontà di ferro – lo hanno definito
stealth man
- capacità ed intuizione, servono a spiegarne
l’ascesa strepitosa. Riuscire a parlargli non è facile ma, ieri,
alla fine di una giornata che lo ha visto sbarcare in Gnv
intensificando sempre più la sua presenza nella città della
Lanterna, Gianluigi Aponte, dal suo ponte di comando ginevrino, ha
accettato di rispondere ad alcune domande.
Sono ancora
validi i suoi progetti per Genova, e mi riferisco al nuovo terminal
crociere, alla privatizzazione dell’aeroporto, alla gara per Calata
Bettolo? «Qualcosa è indubbiamente
cambiato. Cominciamo dall’aeroporto: no, per il momento non mi
interessa. Perché Genova, ultimamente, ci ha creato qualche
problema. Per quel che concerne il terminal crociere, già siamo
presenti come Msc Crociere.Vedremo in futuro se sarà il caso di fare
ulteriori investimenti. Infine, Calata Bettolo: una nota dolente per
il mio gruppo. Non siamo più interessati perché abbiamo una vertenza
in corso. Siamo stati quasi espropriati di una concessione che ci
era stata aggiudicata. Ebbene, questa concessione ce la teniamo ben
stretta ed andremo a causa» Parteciperà
alla gara per la privatizzazione di Tirrenia? E che ne pensa delle
ultime dichiarazioni di Manuel Grimaldi. "Presenterò
la manifestazione di interesse attraverso Snav, soprattutto per
vedere la situazione e poi valutare il da farsi. Per quel che
riguarda le dichiarazioni dell’armatore Grimaldi, concordo
perfettamente con lui: se il commissario straordinario ha una
discreta conoscenza del diritto, deve di certo uscire con una gara
su tutto».
Si dice che, a differenza di altre compagnie
container quali Maersk per esempio, Msc abbia ricominciato a
viaggiare a piena velocità. Significa che i traffici sono ripresi
come prima della crisi? «Rispondo che non
è vero. C’è una leggera ripresa dei traffici, ma che non giustifica
certo una velocità elevata delle navi. Anzi, ci vorrà ancora tempo
per ritornare alla normalità" Ha trovato
sul mercato i traghetti da posizionare sulla Napoli-Palermo dopo il
ritiro di Snav Campania e Snav Sicilia, ormai troppo datati?
«Non ho trovato i traghetti nuovi, ma ho
individuato una diversa soluzione, ovvero l’ingresso in Grandi Navi
Veloci, per cui disporremo delle navi necessarie e riorganizzeremo
le linee. La soluzione è questa. Come vede
il futuro dello shipping. Si profila all’orizzonte la ripresa?
«C’è un grossissimo ostacolo da superare:
è il modo di operare delle banche. Prima della crisi, la velocità di
sviluppo era dovuta ad una grande percentuale di finanziamenti da
parte degli istituti bancari. Poi, nel 2009 hanno smesso di
finanziare ed hanno iniziato a speculare considerandolo molto più
redditizio. Ora mancano i finanziamenti, sono loro che creano
progresso e crescita». Come risolvere
questo problema?
«È necessario pertanto che l’Unione europea ed i
governi si impegnino a far sì che le banche mettano i fondi
nell’economia reale e non in quella virtuale. Per superare questa
crisi nata dalla finanza bisogna creare delle regole per gli
hedge funds.
Sono loro il cancro della nostra economia, manovrati da
organizzazioni che speculano sull’economia reale, che affamano i
paesi poveri. Sono gli
hedge funds
che hanno creato un vero e proprio marasma nel mondo
economico. Quello che hanno fatto gli istituti bancari è, a dir
poco, immorale, hanno creato dei drammi umani nelle aziende e nelle
famiglie con migliaia e migliaia di disoccupati. Quando le banche
torneranno a fare le banche e smetteranno di speculare, quel giorno
il mondo e l’economia ripartiranno e si creeranno, di conseguenza,
numerosi posti di lavoro»
13-10-2010 HTTP://shippingonline.ilsecoloxix.it

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