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  Buonasera signor Calò

come ha avrà avuto modo di constatare ho dedicato molto tempo alle problematiche della Tirrenia ed in ragione di ciò anche alla sua iniziativa che, anche se risibile, ne ha fatto parte e che ribadisco, essere stata sbagliata per le ragioni che ho ampiamente spiegato in una mia precedente nota, ragioni che credo molti abbiano compreso e condiviso.

 

Spero che lei abbia anche preso atto che non ho attribuito, se non marginalmente,  ne a lei ne agli altri  lavoratori la  responsabilità per quanto accaduto, ma a chi  meschinamente e  strumentalmente lo ha reso di pubblico dominio esponendo la categoria, apparsa divisa ed incapace di lottare unitariamente, a grossi rischi circa la possibilità di conseguire gli obiettivi che tutti indistintamente vorremmo perseguire.

 

Solo per inciso ed anche se ciò , almeno per il momento, è ininfluente, le ricordo, come credo lei sappia già, che i lavoratori, come sempre è avvenuto quando chiamati in assemblea e dopo aver sentito le ragioni dello sciopero, hanno la libertà di aderirvi o meno  e ciò indipendentemente dalla organizzazione che lo ha dichiarato e che comunque basta l’adesione di pochi lavoratori con  determinate qualifiche per non permettere la partenza di una nave.

 

Pertanto la previsione di partenza o meno di una nave  in presenza di una dichiarazione di sciopero,  non è  possibile né attendibile in quanto anche le circostanze del momento possono profondamente incidere  sulla decisione ultima dei lavoratori.

 

Ma la ragione principale, oltre che dovuta per obblighi di cortesia, per cui le scrivo, naturalmente pubblicamente come anche lei ha fatto, non è quella di continuare una inutile quanto sterile polemica, (salvo respingere le sue illazioni circa i motivi per cui non avrei visitato la sua nave) ma quella di approfittare dell’occasione per lanciare un vero e proprio allarme.

 

Forse non tutti si sono ancora resi conto che con l’annunciata vendita da parte del Commissario Straordinario delle proprietà immobiliari, delle opere d’arte e delle cinque navi veloci, senza alcuna previsione di  rimpiazzo, il famigerato “spezzatino” della Tirrenia, che tutti noi affermiamo  di non volere, è già più che mai  iniziato.

 

E’ altresì incredibile assistere  a scambi di accuse tra lavoratori  delle navi fuori convenzione con quelli in convenzione, marittimi in turno particolare con quelli  storici del turno generale, quelli in continuità di rapporto di lavoro con quelli in Regolamento Organico e chi più ne ha più ne metta  e non ci si renda conto invece di  quanto , mai prima di adesso,  il richiamo ai famosi “polli di Renzo” che continuavano a beccarsi l'uno con l'altro mentre andavano incontro a morte sicura , sia assolutamente azzeccato.

Si continua  a non voler prendere atto che la Tirrenia che abbiamo conosciuto non esiste più e che  con l’avvio di una procedura concorsuale quale è l’amministrazione straordinaria si  determina, di fatto e di diritto,  la risoluzione dei contratti in essere tra le parti essendo mutato il contesto giuridico nel quale opera l’azienda.

 

I lavoratori sembrano voler ignorare tutto ciò e  continuano a polemizzare se non a litigare tra di loro o credono che con la ricerca dei presunti responsabili aziendali e/o sindacali,  di questa incombente tragedia  si possano risolvere i propri guai.

 

Tutto ciò invece non aiuta affatto, come non ha aiutato la spiacevole e discutibile iniziativa di cui lei, assieme ad altri  si è reso, a mio avviso in buona fede, protagonista e che faremmo comunque tutti bene a dimenticare anziché rinfocolare, e dovremmo invece predisporci, con uno spirito del tutto diverso, ad affrontare la difficile vertenza che abbiamo davanti.

 

Non c’è nessuno che si possa  ritenere tranquillo o al di sopra di pericoli   in discussione ci sono il posto di lavoro e le condizioni contrattuali di tutti nessuno escluso.

 

Mi auguro che tra i lavoratori  prevalga  questa consapevolezza e che anche le organizzazioni sindacali, a partire dalla mia, si rendano conto che non è il momento di dividersi ma quello di rinsaldare le fila e saper  lottare  in modo unitario ed adeguato per  i loro diritti fondamentali al lavoro ed alla vita la cui difesa, desidero sottolinearlo, è, a mio avviso, prevalente sulla difesa di qualsiasi altro diritto.

 

Porgo a lei ed a quanti mi leggeranno un caloroso saluto

 

Roma 31-08-2010                        Giuseppe Caronia

     

                                

 

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