Agosto è trascorso nella quasi silenziosa
attenzione sul problema Tirrenia.
Fagocitata dalle notizie ridicole e
considerati per alcuni più importanti del
problema Tirrenia intorno al quale si
muovono forti interessi di lobbies
economiche, finanziarie e politiche, la
questione della privatizzazione della
compagnia di navigazione riappare
nell’agenda del Ministro Matteoli, rilassato
dalla vacanze ferragostane.Non
si sono molto riposate le organizzazione
sindacali che però, in un momento così
delicato, non hanno brillato per unità
d’intenti, mentre, come ricorda l’ U.S.C.L.A.C.
/ U.N.C.Di.M. , sarebbe auspicabile la
massima unità tra tutte le componenti
sindacali, abbattendo inutili steccati e
rinunciando alle eredità delle diverse
posizioni assunte nel recente passato,
poiché solo in tale maniera si può sperare
di impegnare il Governo ad assicurare le
necessarie risorse economiche per garantire
i servizi sino a privatizzazione avvenuta e
a chiedere deroga del termine 30 settembre
2010, così come da mesi il sindacato dei
Comandanti di Lungo Corso e dei direttori di
macchina, chiedono.
I
sindacati non dovrebbero farsi
nell’esprimere preventivamente giudizi su
possibili acquirenti di Tirrenia e Siremar.
E’ questo è stato un grave errore, almeno da
parte di un sindacato, che è stato compiuto
sino alla data dell’offerta vincolante del
28 luglio 2010.
Ora
il governo nazionale è stretto all’angolo.
Da una parte deve dimostrare di aver detto
la verità quando ha affermato per bocca di
Matteoli, di non voler spacchettare la
compagnia e non seguire la pista di una
“soluzione ALITALIA” che garantirebbe a
pochi, soliti noti, esponenti industriali,
di acquisire la parte migliore della
compagnia e le rotte “commerciali”,
spogliate dai debiti (circa 700 milioni di
euro) e dalle rotte sociali redditizie.
Va
da se che il governo non può non impegnarsi
a cedere le storiche Società di Navigazione
confrontandosi in tavolo congiunto con i
possibili acquirenti per verificare la
rispondenza dei relativi piani industriali
ai requisiti dello sviluppo nonché delle
tutele occupazionali e reddituali, acclarato
che è previsto per lo Stato di continuare ad
esborsare sovvenzioni.
Se
non operasse in questo senso, sarebbe una
sconfitta del sindacati che, nella sua
massima eccezione, si prospetterebbe debole
ed incapace nei suoi compiti istituzionali e
nei lavoratori potrebbe insinuarsi il
dubbio/certezza del loro abbandono forse
anche per oscuri interessi di bottega di
chi, invece, deve solo difenderli.
Per
questo motivo l’ U.S.C.L.A.C. / U.N.C.Di.M.
, secondo quanto riferisce la segreteria
nazionale, continuerà ad insistere sulla
necessità di un tavolo unico di
convocazione.
Non
ottenerlo, pensiamo possa essere
interpretato come una resa (senza condizioni
?) di una parte dei sindacati che così
facendo accetterebbero (a quali condizioni
?) la certificazione governativa della
mancanza di unità tra i rappresentanti dei
lavoratori