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"NON VOGLIAMO ESSERE INVISIBILI" PRIMO INCONTRO A GENOVA IL 28-07-2011

 

ECCO COME SI E' CHIUSO IL CONVEGNO DI POZZALLO SULL'AMIANTO


Un colpo di tosse. E poi un altro ancora. Rita guardava la vita attraverso la grande finestra della camera da letto. C’era il mondo là fuori, ammorbidito e ovattato della scighera, il tipico nebbione milanese che “bagna” le persone, e non provava più rabbia. Aveva urlato, Rita. Aveva lottato, Rita. Tempra forgiata in altre epoche, quella ...di Rita. Non aveva mai messo piede nella fabbrica dove lavorava il marito. Mai. Eppure aveva vissuto seguendo il ritmo impresso dai turni della Breda, aspettando il fine settimana per andare a ballare al circolo o regalarsi scampoli di felicità. Un colpo di tosse. E poi un altro ancora. Le figlie erano lì al suo fianco, presenti, come sempre. Rita osservava lo squarcio di mondo che filtrava dalla finestra e decise di farlo entrare. Invitò il mare intero, ricordava i viaggi degli anni ’70 verso la villeggiatura, le colonne di auto in fila sognando le tanto agognate spiagge ferragostane, con le bambine ancora piccole e le valigie montate sul tetto dell’utilitaria. Un colpo di tosse. E poi un altro ancora. Fece entrare la montagna, la Rita. E con lei tutti i sacrifici fatti per far sciare le figlie, “a l’è minga uno sport de sciùri” diceva il marito, un vero intrepido. Povero, il Giuanin, aveva inspirato troppa polvere d’amianto, stroncato dal tumore causato dal semplice fatto di “respirare” le sostanze tossiche. Era ancora giovane e aveva tanto da dare a tutti loro, una vita sacrificata in nome dell’utile aziendale. Il profitto era l’unico scopo della classe dirigente della Breda Fucine, avevano speculato sulla sicurezza dei lavoratori, non installando gli aspiratori richiesti dal sindacato e le vasche di “pulitura” degli indumenti che gli operai indossavano giornalmente venendo a contatto con sostanze altamente cancerogene. E con la scusa di “dover risparmiare” si arricchivano sempre più facendo pagare un conto salato alla povera gente. Coloro che vivevano nelle case popolari, coloro che facevano sacrifici,
coloro che facevano fatica, realmente, ad arrivare alla fine del mese.La Rita non aveva mai messo piede in “quella” fabbrica, eppure lavava la tuta blu indossata dal marito, lavava via l’unto e il grasso lasciato dalla produzione della catena di montaggio. E non le avevano creduto quando, dopo la morte del marito, aveva urlato, aveva lottato con tutte le sue forze. Era salita sul palco per denunciare, la Rita. Con dignità e fermezza, non aveva rinunciato alla manifestazione in ricordo delle vittime sul lavoro. E aveva lanciato il suo accorato appello. Oltre a “uccidere” gli operai, la sostanza killer aveva portato la morte anche nelle loro famiglie, lasciando una scia di lutti e di malattie nella gente di Sesto San Giovanni e della zona nove di Milano, il quartiere “proletario” della città.Un colpo di tosse. E poi un altro ancora.Mentre si spegneva Rita pensò all’avvocato della ditta, quello che diceva che il suo carcinoma polmonare era frutto del tabacco e non dell’amianto. Pensava di essere furbo, l’avvocato. Pensava che i padroni dettassero legge, l’avvocato. Pensava che la magistratura, come in passato, avrebbe chiuso un occhio…Un colpo di tosse. E poi un altro ancora..La Rita, prima di morire, fece entrare il mondo intero da quella finestra. I boschi, i laghi, le foreste infinite, e tutte le persone che l’avevano sostenuta in quella battaglia.E, due anni dopo la sua dipartita, un tribunale aveva sancito la “sua” vittoria, quell’estendere i controlli sanitari anche sulle famiglie degli operai di quel triangolo d’oro degli anni settanta, dalla Breda alla Pirelli, dalle Falk alla Marelli.Prevenzione era stata la sua parola d’ordine, il suo credo.Solo adesso, a due anni di distanza, poteva riposare in pace, senza provare più tanta rabbia.Dedicato a Carmela M., morta a 53 anni per aver “semplicemente” lavato la tuta del marito.Promarittimi Pozzallo

 


 

            

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                 20-11-2011    

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