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Stop al corallo l' Ue dice sì l'Italia insorge
Aniello Sammarco Torre del Greco. Strasburgo chiede di inserire il corallo nella lista delle specie a rischio estinzione. Dopo gli Stati Uniti, anche l'Unione europea punta l'indice contro la lavorazione dell'oro rosso e di fatto mette a rischio un importante segmento dell'economia regionale, in particolar modo di Torre del Greco. Ad oggi sono oltre 270 le imprese operanti nel settore, comprese le aziende artigiane individuali, per un totale di 4..000 addetti ed un fatturato che sfiora i 200 milioni di euro. Il 65% dei prodotti lavoratori dalle imprese torresi alimenta l'export verso Giappone, Usa ed Europa. Tutto questo potrebbe essere cancellato a fine marzo, quando in Qatar si giocherà una partita decisiva per la sopravvivenza delle aziende torresi. A Doha gli esperti mondiali e i ministri dell'Ambiente del globo si incontreranno per stabilire quali saranno le nuove specie da inserire nella lista Cite, che regolamenta il commercio internazionale delle specie a rischio estinzione. E l'Italia, schierata apertamente contro l'inserimento del corallo ma anche del tonno rosso, si troverà contro non solo gli Usa e le associazioni ambientaliste americane ma anche l'Ue. E il senso della votazione che ha visto il nostro Paese sconfitto a Strasburgo mercoledì, quando il Parlamento europeo ha deciso di inserire l'oro rosso tra le specie in via d'estinzione. Respinto un emendamento presentato dall'esponente Pd, Andrea Cozzolino, e sostenuto da larga parte degli europarlamentari italiani. «Siamo preoccupati - afferma l'ex assessore regionale - per le conseguenze occupazionali e le ricadute sociali delle decisioni prese a Strasburgo, decisioni che tra l'altro non sono supportate da sufficienti evidenze scientifiche».Sì, perché di fatto gli esperti, incontratisi in un workshop svoltosi a Napoli a fine settembre, non concordano con gli Usa e da oggi anche con la comunità europea sul rischio estinzione del corallo. In un documento licenziato al termine dei lavori si era evidenziata la necessità di procedere a leggi regionali sulla pesca del corallo: «Come parlamentare del Mezzogiorno - prosegue Andrea Cozzolino - ho lavorato intensamente per tutelare il nostro mare ma anche per difendere il futuro dei distretti di lavorazione del corallo, a partire da Torre del Greco. Per scongiurare l'introduzione di divieti ciechi e generalizzati, bastava seguire la linea suggerita dalla Fao, favorevole a un sistema di gestione sostenibile a livello locale. Una linea condivisa in modo trasversale da numerosi colleghi del centrodestra ma che alla fine non è riuscita a prevalere».Tutto si sposta a fine marzo, quando in Qatar si giocherà la partita decisiva sulle sorti del corallo e sul suo ingresso nella lista Cites. In quella sede peseranno i pareri favorevoli di Stati Uniti e Ue. Toccherà all'Italia, alle imprese del settore e agli esperti provare a cambiare un destino che appare segnato: «La tradizione del corallo - conclude l'europarlamentare del Pd - è una risorsa straordinaria della nostra regione, che dobbiamo saper tutelare con regole che garantiscano il rispetto dell'ambiente ma che sappiano anche sostenere gli operatori più scrupolosi, evitando il prosperare di dannosissimi commerci illegali».
Torre del Greco. «Sono decisamente preoccupato per la sorte delle nostre aziende». Non usa giri di parole Mauro Ascione, vicepresidente dell'Assocoral e promotore di un workshop svoltosi a fine settembre che puntava a fornire spiegazioni scientifiche sulla inopportunità di inserire il corallo tra le specie protette in via di estinzione del Cites. Quei lavori non sono stati finora presi in considerazione? «Esatto. In questo modo la vicenda assume contorni grotteschi. Ci troviamo con gli Stati Uniti che hanno preso una posizione netta sulla materia, sostenendo la tesi di associazioni ambientaliste che non hanno mosso alcun fondamento scientifico alla loro presa di posizione. L'abbiamo spiegato a più riprese, l'abbiamo messo nero su bianco con il contributo di esperti americani, ma nessuno ci ha ascoltati». Anzi, adesso anche l'Unione Europea vi ha girato le spalle. «È proprio così. Nonostante gli sforzi fatti da rappresentanti campani, Strasburgo ha chiesto che il corallo, come il tonno rosso, sia inserito nell'elenco delle specie protette. Ma, ad essere sincero, si tratta di un voto scontato». In che senso? «Da tempo avevamo capito che l'Ue si stava schierando, anche in questo caso senza il sostegno di esperti, sulle posizione degli Stati Uniti. L'avevamo fatto presente al nostro governo, che però non ha avuto la capacità di convincere nemmeno un'altra nazione sulla bontà di quanto andavamo dicendo». Lei insomma sostiene che in Italia qualcuno vi abbia remato contro? «Non arrivo a pensare a questo, ma di certo so che il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha da 15 giorni sulla propria scrivania una lettera indirizzata al governo americano e alla commissione europea nella quale sono spiegate le ragioni del dissenso italiano all'introduzione del corallo nella lista delle specie in via di estinzione. Ebbene, questa missiva non solo non è stata spedita ma non è stata nemmeno firmata». La decisione di Strasburgo è un ulteriore colpo al vostro morale. A fine marzo in Qatar vi giocate una partita difficile senza poter contare sul sostegno di Usa e Ue. «Anche a Doha sosterremo la tesi portata avanti dalle autorità scientifiche mondiali e dalla Fao che affermano che i coralli lavorati del Pacifico e del Mediterraneo non devono essere inclusi nella lista Cites. Carte alla mano proveremo a scongiurare una decisione nefasta per la nostra economia».
Torre del Greco. Un gemellaggio tra i comuni di Torre del Greco ed Ercolano per creare un consorzio unico dell'oro e del corallo. È l'ultima idea per combattere la crisi che, da due anni, non sta non risparmiando neanche il settore dei gioielli campani. Il progetto per salvare il corallo all'ombra del Vesuvio è patrocinato da Carlo Riccio, storico imprenditore di Torre del Greco e titolare di un laboratorio al Tarì di Marcianise. Il gioielliere, che la scorsa estate creò un pezzo unico in onore del presidente Giorgio Napolitano e della moglie Clio, ha già presentato la proposta ai sindaci delle die città e iniziato a raccogliere le adesioni dei colleghi che lavorano pietre preziose nel vesuviano, nella convinzione che l'unione fa la forza: «Possiamo combattere la crisi solo facendo valere la bellezza del made in Italy e con l'appoggio concreto delle amministrazioni - la ricetta di Carlo Riccio - Anzi, nel nostro caso la carta vincente sarà proprio il made in Napoli». Uno sguardo alla tradizione con prodotti in corallio e oro giallo ma anche un occhio al futuro attraverso la lavorazione di materiali nuovi come la resina e l'argento. Insomma, accostamenti innovativi ai quali imprimere il marchio Vesuvio Erco-Torre: non solo per permettere a tutti i clienti di riconoscere subito la provenienza vesuviana dei gioielli, ma anche per caratterizzare sui mercati esteri l'oro di Torre del Greco ed Ercolano. «Con la mia idea si crea lavoro fuori e dentro la zona vesuviana: un consorzio tra i due comuni per valorizzare il lavoro degli artigiani che operano in provincia di Napoli - spiega l'imprenditore - Il primo primo passo è creare un marchio unico registrato per le collezioni dei maggiori produttori di Torre del Greco ed Ercolano. Il passo successivo è esportare il brand verso nuovi mercati rendendo così l'oro del marchio Vesuvio Erco-Torre davvero internazionale»
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12-02-2010 www.ilmattino.it www.ilmattino.it

 

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