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Racket ai commercianti: restano in cella gli scissionisti di Torre del Greco
TORRE DEL GRECO (NAPOLI) Racket ai commercianti, boss e fiancheggiatori della colonna storica del clan Falanga e del gruppo degli scissionisti del rione Sangennariello restano dietro le sbarre del carcere di Poggioreale. A 50 giorni dal blitz che decapitò la cupola della camorra a Torre del Greco, arriva il verdetto del Riesame che respinge al mittente le richieste di scarcerazione avanzate dagli avvocati degli otto indagati con l’accusa di estorsione.Ma i giudici del tribunale della libertà hanno alleggerito la posizione di tre componenti dell’ala separatista del clan: il ras Ciro Grieco - alias Cirotto ‘a marchesa, lo storico colonnello di via Teatro, passato a guidare le nuove leve del clan - e i guaglioni incaricati di portare ai commercianti l’imbasciata del capo (Domenico Sannino e Silvano Scognamiglio, entrambi assistiti dall’avvocato Antonio Cirillo) non dovranno più rispondere dell’accusa di tentata estorsione, bensì di violenza privata. Confermate, invece, le accuse a Isidoro Di Gioia - figlio di Gaetano ‘o tappo, il boss massacrato il 31 maggio 2009 davanti alla basilica di Santa Croce - e ai suoi fedelissimi fiancheggiatori. Secondo le indagini condotte dagli agenti della squadra giudiziaria del locale commissariato di polizia gli otto arrestati facevano parte di due differenti organizzazioni criminali che da un anno paralizzavano le piccole e grandi attività imprenditoriali di Torre del Greco, alle prese con un’emergenza racket mai vista nella città del corallo. Un’emergenza chiusa alla vigilia di Natale con 8 arresti: un’operazione che ha, in pratica, cancellato i vertici delle due fazioni in lotta per il controllo delle estorsioni. Boss e fiancheggiatori furono inchiodati dall’attività investigativa condotta dagli uomini del commissariato di via Marconi e dal coraggio di un imprenditore nautico della periferia cittadina. Un imprenditore sotto tiro da agosto del 2008, con richieste estorsive choc: diecimila euro per il cantiere di via Nazionale e diecimila euro per la nuova attività a Santa Maria la Bruna. Una serie di “visite” e pressioni a cui il commerciante ha deciso di dire basta.Era il 30 novembre scorso, quando l’uomo decise di ribellarsi alla camorra e di denunciare gli esattori del clan. Un passo decisivo per la svolta all’inchiesta che gli investigatori portavano avanti da circa un anno e mezzo. Ovvero da quando - all’indomani della scarcerazione di Gaetano Di Gioia - gli scenari criminali a Torre del Greco erano improvvisamente cambiati. Un cambio di rotta che inizialmente aveva visto l’ascesa al potere proprio del leader del clan del tatuaggio, fino alla scissione decisa da Ciro Grieco, intenzionato a strappare l’affare racket dalle mani della colonna storica del clan.Un’intenzione costata al ras di via Teatro e ai suoi uomini di fiducia l’arresto per tentata estorsione, ora derubricata dai giudici del Riesame in violenza privata.
11-02-2010  www.metropolisweb.it

 

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